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Carceri, caldo e sovraffollamento: "Luoghi ancora più inospitali e ingestibili di quanto già non lo siano"

"Frutto del brutalismo umano". L'intervento di Mauro Nardella (segretario nazionale Cnpp-Spp)

redazione
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“Il caldo che sta rendendo le notti insonni a molta della gente che vive in libertà, in carcere sta rendendo ancora più infernale il clima non solo ai detenuti ma anche al personale di Polizia Penitenziaria che, della brutalità strutturale carceraria, ne sta subendo le crude conseguenze”.
 
Lo dichiara Mauro Nardella, segretario nazionale del Cnpp-Spp, sigla sindacale del comparto Polizia Penitenziaria
 
Qualche settimana fa parlavo del modo con cui, specialmente negli anni 80, sono stati costruiti gli istituti di pena. Architettura, quella utilizzata per costruirli, la cui ispirazione fondata sul brutalismo ne ha fatto, con la preponderante quantità di acciaio e cemento utilizzati e per le elevate temperature che sono in grado di sviluppare al loro interno, luoghi ancora più inospitali e ingestibili di quanto già non lo siano.
 
Il tutto aggravato da un sovraffollamento che rende praticamente asfissiante la sensazione al loro interno.
 
Capita così che in realtà come quelle carcerarie di Vasto, Sulmona, Pescara, Teramo, Lanciano e Chieti, incastonati nella verde e "fresca" Regione dei Parchi, la situazione non è assolutamente migliore rispetto a restanti penitenziari d'Italia. I direttori fanno quello che possono ma di fronte alle miopi progettualità del passato credo sarà molto difficile che la situazione cambi dall'oggi al domani. 
 
Da questo punto di vista il carcere di Sollicciano potrebbe fare giurisprudenza. La chiusura di 7 sezioni per problematiche legate proprio alla fatiscente struttura potrebbe fare dell'istituto toscano una sorta di apripista.
 
Bisognerà solo capire - conclude Nardella - come agiranno le locali procure nei confronti delle disfunzioni strutturali presenti negli istituti posti sotto la loro giurisdizione. Intanto il caldo avanza e con esso il forte disagio che, nei luoghi della perdizione umana, ne soffrono tutti anche chi "l'inferno" lo vive per il solo merito di aver superato un concorso pubblico",
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