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San Sebastiano, il Patrono dei muratori

Canti e tradizioni in onore del Santo a San Salvo

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La sera del 19 gennaio, già nei primi decenni del Novecento, i muratori sansalvesi iniziavano ad intonare canti in onore di San Sebastiano, loro patrono. Canti che si intensificavano nella giornata del 20 gennaio, dedicata alla messa ed al culto del Santo che, secondo Tradizione, in quel giorno fu martirizzato agli inizi della storia cattolica. 

Non è chiaro, però, a quando precisamente risalga la tradizione canora, la quale probabilmente nacque prima della II Guerra Mondiale e riprese alla fine di quest’ultima. Il secondo dopoguerra fu il periodo nel quale i canti della tradizione orale, tramandati per generazioni e forse provenienti dalla vicina Vasto, ripresero e vennero messi per iscritto.

Pare che una settimana prima del giorno dei festeggiamenti in onore del Santo i muratori andassero a ordinare la messa al sacerdote. La statua di San Sebastiano veniva esposta in Chiesa e poi il 19 gennaio, dopo il tramonto, al calar della sera, i muratori si riunivano a casa di uno di loro e intonavano canti in onore del loro Patrono. Si faceva il giro delle case e ci si fermava a mangiare assieme ceci, lupini, a volte fichi secchi e celli pieni, il tutto annaffiato da sorsate di vino cotto. Il giorno dopo, alle 10, iniziava la processione per le vie del centro e poi si svolgeva la messa. Il 20 gennaio, dopo pranzo, i muratori nuovamente si riunivano e ricominciavano il giro delle case, cantando e coinvolgendo la popolazione che, festosa, si univa e festeggiava con loro. 

Purtroppo, dal 1953 i canti si interruppero. Diceva Don Cirillo Piovesan nel 1960 circa: 

“Oggi è San Sebastiano, la festa dei muratori, ma oggi purtroppo non è più la festa dei lavoratori, ma degli imprenditori che si sono scordati del Santo.”

Nel 1974, grazie ad un gruppo di appassionati sansalvesi, la tradizione dei canti di San Sebastiano riprese, assieme al canto del Sant’Antonio.

Ma chi era San Sebastiano?

Egli nacque a Narbona, in Francia, nel 256 d.C. A Milano venne educato ai principi della Chiesa Cristiana poi, a Roma, diventa un militare al servizio dell’Imperatore e successivamente comandante della prima corte pretoria. Qui vive un profondo contrasto tra i principi militari e la sua forte pietas cristiana. Sebastiano diffonde il cristianesimo tra i funzionari e i militari di corte, si occupa della sepoltura dei martiri, predica la fede del Cristo. Secondo Jacopo da Varazze Sebastiano scelse consapevolmente di vestire abiti militari per avere la possibilità di confortare i cristiani che venivano perseguitati e, in qualche modo, combattere il paganesimo “dall’interno”. In ogni caso Diocleziano, l’Imperatore, venne a conoscenza dell’operato di Sebastiano e lo condannò a morte, tradizionalmente avvenuta il 20 gennaio 288. 

Pare che Sebastiano venne legato al palo sul colle Palatino, denudato e trafitto da decine e decine di frecce, così come l’iconografia sacra trasporta la sua immagine nel corso dei secoli. Si narra, però, che Sirene recuperò il suo corpo per procedere alla sepoltura ma Sebastiano era ancora vivo, dunque ella lo portò a casa sua e lo curò. Ripresosi, Sebastiano si presenta davanti agli Imperatori Diocleziano e Massimino e si scaglia contro di loro con crudi e schietti rimproveri, affrontandoli e denunciando ad alta voce le persecuzioni contro i cristiani. Qui giunge la seconda condanna a morte, per flagellazione, nel 304 d.C. Il suo corpo venne gettato nella Cloaca Maxima e, trasportato dalle acque del Tevere, si impiglia nei pressi della Chiesa di San Giorgio al Venabro; la matrona Lucina lo seppellì dunque nella catacomba ora a lui dedicata, sulla Via Appia. 

Il culto di San Sebastiano inizia sin dai primi secoli, infatti egli appare come Santo Soldato nella Depositio Martyrum, calendario della Chiesa Romana del 354.

San Sebastiano è patrono della polizia municipale, di atleti ed arcieri, tappezzieri, archibugieri e fabbricatori di aghi (in generale, tutto ciò che ha a che fare con punte e frecce). Egli è anche terzo Patrono di Roma dopo Pietro e Paolo. 

Non è chiaro perché qui, tra San Salvo e Vasto, nelle nostre zone, egli sia patrono dei muratori, ma è proprio questa la bellezza della tradizione orale: d’altronde, si sta parlando di quasi 2000 anni di tradizione orale italiana che, in ogni luogo, si è cristallizzata in misteriose e immaginifiche forme.

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