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Il cancro dell’anima

La medicina sconfigge i tumori del corpo, ma non quelli della coscienza

redazione
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La medicina, negli ultimi decenni, ha fatto miracoli.
Abbiamo imparato a trapiantare cuori, a sostituire ossa, a ricostruire cellule.
Tumori un tempo letali oggi si curano, in molti casi si sconfiggono.
Abbiamo vinto contro malattie che i nostri nonni chiamavano “maledizioni”, e ci siamo convinti di poter guarire tutto.

Ma non è così.
Perché c’è un male che non colpisce il corpo, ma la coscienza.
Un tumore che nessuna chemioterapia riesce a ridurre, nessuna sala operatoria riesce a estirpare.
È il cancro morale di una società che si dichiara moderna, ma continua a marcire dentro.

Ne esistono diverse forme, tutte note, tutte diffuse.
I medici le chiamerebbero varianti, ma noi le conosciamo da secoli.

1. Il cancro delle raccomandazioni

È il più comune.
Un virus sociale che si trasmette per contatto diretto, anzi per conoscenza diretta.
Non si manifesta con febbre o dolore, ma con una frase precisa:

“Non ti preoccupare, conosco uno dentro.”

È subdolo, lento, eppure devastante.
Uccide il merito, distrugge la fiducia, indebolisce chi crede ancora nel proprio talento.
È una malattia ereditaria: passa di padre in figlio, di amico in amico, di compagno in compagno.
Non c’è vaccino, perché in Italia è diventato quasi un orgoglio genetico: “mio cugino mi ha sistemato”.

Il risultato?
Una società dove chi studia deve chiedere scusa, e chi si impegna viene guardato come un ingenuo.
Un Paese in cui il merito è un sintomo da nascondere per non sembrare malato di idealismo.

2. Il cancro del nipotismo

Ha origini antiche.
Cresce nei palazzi, nei consigli d’amministrazione, nelle università e negli enti pubblici “autonomi” pieni di cognomi uguali.
Un male lento ma costante, che si nutre di parentele e di cene di famiglia.
La diagnosi è semplice: basta aprire la lista degli assunti e contare quanti Rossi sono figli, fratelli o generi di altri Rossi.

È un tumore che non colpisce il corpo, ma l’anima del lavoro.
Perché a forza di scegliere “uno di noi”, si finisce per escludere “tutti gli altri”.
E così il talento muore prima di nascere, soffocato da un concorso truccato o da un bando su misura.

Il nipotismo è la chemioterapia della speranza: uccide le cellule giovani e lascia in vita solo quelle vecchie, stanche e sempre uguali.

3. Il cancro delle bustarelle

Non ha bisogno di metastasi, perché è già ovunque.
Negli appalti, nei favori, nei regali “di cortesia”, nei pranzi di lavoro che finiscono con una promessa.
Ha mutato forma nel tempo: una volta era una busta marrone, oggi è una consulenza, un incarico, un contratto “temporaneo”.

È un male raffinato, che si traveste da burocrazia.
Non lo trovi negli ospedali, ma negli uffici pubblici e nei corridoi delle aziende.
Non uccide subito, ma lentamente: intossica la fiducia, corrode la giustizia, avvelena l’economia.

E mentre la medicina scopre nuovi farmaci, la società continua a convivere con questo veleno quotidiano, come se fosse inevitabile.

4. Diagnosi e prognosi

Se la sanità ha imparato a curare le cellule, la società non ha ancora imparato a curare i comportamenti.
Abbiamo medici per il corpo, psicologi per la mente, ma nessuno per la coscienza.
E così il cancro morale cresce indisturbato, tra una raccomandazione e una bustarella, mentre ci illudiamo di vivere in un Paese sano solo perché abbiamo nuovi ospedali.

In realtà, la malattia più pericolosa non è quella che si vede alle radiografie, ma quella che si annida nei gesti quotidiani:
la firma messa “per amicizia”, la spinta data “perché è bravo, fidati”, la segnalazione fatta “solo per aiutare”.

Tutti buoni motivi, tutte piccole scuse.
Piccole cellule che, messe insieme, formano la metastasi più resistente d’Italia.

5. La terapia mancata

Ogni tanto arriva una riforma, un “nuovo codice etico”, un “piano anticorruzione”.
Si stila un documento, si firma un protocollo, si nomina un commissario.
Poi tutto torna come prima.
Perché la cura non sta nei decreti, ma nel sangue di chi li applica.

Servirebbe una trasfusione di onestà, una chemio di responsabilità, un trapianto di coerenza.
Ma chi si offrirebbe come donatore?

6. Un vaccino impossibile?

Forse un giorno inventeranno un vaccino anche per questo:
una puntura di coscienza, da fare obbligatoriamente a scuola, nei partiti e negli uffici pubblici.
Con un richiamo ogni anno, giusto per non dimenticare che la salute di un Paese non si misura solo nei letti d’ospedale, ma nel rispetto delle regole.

Fino ad allora, continueremo a curare i corpi e a ignorare le anime.
E mentre la medicina salva vite, la società continuerà a perderne — non per malattia, ma per vergogna.

✍️ Il Sognatore Lento
Rubrica Pensieri Scomposti

“Ci sono tumori che si curano col bisturi, e altri che richiedono coraggio.
Quelli morali, purtroppo, non li opera nessuno.”

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