Gas a Bomba: non è una battaglia ideologica

Intervento di Nicola Tamburrino (sottoilcielo)

redazione
21/11/2025
Territorio
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È arrivato un nuovo sì all’estrazione del gas a Bomba, dal giacimento di Colle Santo.
Un sì che viene descritto come definitivo, dopo anni di attese, rinvii e pressioni.

E puntualmente è ripartita la solita narrazione:
da una parte chi parla di progresso, dall’altra chi viene dipinto come ambientalista contrario a tutto.

Ecco, io non sono contrario al gas “in sé”.
Sono contrario a questo progetto, in questo punto preciso del territorio.

E a valle ci vivono migliaia di persone.

Questo è il nodo.
Tutto il resto è rumore di fondo.

In Italia abbiamo già conosciuto tragedie come Vajont e Stava, dove la parola “sicurezza” è stata usata con leggerezza.
Storie diverse, un’unica lezione:

Quando un’infrastruttura è delicata e sotto ci sono case e famiglie, non si gioca. Mai.

Per questo la domanda da fare non è se il gas serva o non serva.
La domanda vera è:

È prudente farlo qui?
Chi garantisce – davvero – che non ci saranno rischi per la diga e per la valle?

La politica ha fallito

La politica, in questa storia, ha fallito. E non da oggi.

Ha fallito quando non ha chiesto studi indipendenti.
Ha fallito quando ha parlato di “progresso” senza considerare la fragilità del territorio.
Ha fallito quando ha dato l’ennesimo sì senza un confronto pubblico vero.

E soprattutto ha fallito nel modo più tipico:
aprendo tavoli su tavoli, riunioni su riunioni, che sono finiti come finiscono sempre.

Molte sedie, molti sorrisi, molti comunicati,
e poi un nulla di fatto.

Il copione lo conosciamo tutti:
si convoca un tavolo per dare l’impressione di ascolto,
si parla, si rinvia, si aggiorna,
e alla fine la decisione arriva comunque dall’alto,
senza che il territorio venga realmente coinvolto.

Perché?
Perché si è pensato che “tanto sono zone piccole, con poca gente”.
Quasi fossero numeri, non persone.

Adesso è il momento dei cittadini

Se la politica rinuncia a difendere il territorio, allora devono farlo i cittadini.
Con fermezza, con civiltà, con dignità.

La sicurezza non si delega.
La sicurezza si pretende.

Riflessione finale

Chi abita tra Piane d’Archi, Selva di Altino, Piazzano, Perano Scalo e Paglieta Scalo
vive a valle di una diga fragile.

Non dentro un’idea.
Non dentro uno slogan.
Dentro una valle reale, fatta di case, famiglie, scuole, lavoro.

E allora la domanda, quella vera, è una sola:

Chi garantirà per loro?
Chi metterà la firma – tecnica, civile e morale – dicendo “È tutto sicuro”?

Le aziende passeranno.
I governi dureranno poco.
Gli interessi economici cambieranno sempre direzione.

Ma la valle resterà.

Ed è per questo che oggi — oggi, non domani —
la voce dei cittadini è l’unico vero argine rimasto.

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